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Gesù, mi unico amoreIl primo Manoscritto autobiografico (Manoscritto A), ha comme centro il racconto di una duplice grazia ricevuta da Teresa prima della sua entrata al Carmelo. Questa grazia è una profonda comunione al Mistero dell'Incarnazione nella notte di Natale 1886 e poi una comunione non meno profonda al Mistero della Redenzione nei mesi seguenti. Il racconto di Teresa, perfettamente unificato, mostra come già lo Spirito Santo le fa trovare la sua fondamentale situazione cristologica: vicino al Presepio...

 

L'esperienza di Dio in santa Teresa di Lisieux 

In questo breve studio, vorrei mostrare alcuni aspetti essenziali della dottrina di Teresa, faccendo vedere come lo Spirito Santo "Dito di Dio" ha scritto il Mistero di Gesù nella sua vita, fino a fare di lei una immagine vivente di Gesù, una pura trasparenza del Vangelo. La dottrina di Teresa infatti è fondamentalmente tutta la sua vita. La santa insegna raccontando la sua vita. La sua teologia è essenzialmente una teologia narrativa, autobiografica, che "sposa" la forma narrativa del Vangelo.

Questa vita è caratterizzata da una comunione dinamica, sempre più profonda, ai due più grandi Misteri cristologici: Mistero dell'Incarnazione e Mistero Pasquale della Redenzione. La suora che si chiama Teresa di Gesù Bambino e del Santo Volto, ha specialmente comunicato ai Misteri del Presepio e della Croce, esattamente come Francesco d'Assisi.

Per definire questa "Cristologia mistica" di Teresa, bastano quattro parole che indicano i quattro "punti cardinali" del Mistero: la GRANDEZZA e la PICCOLEZZA, la LUCE e le TENEBRE. Si tratta della GRANDEZZA della Divinità, della PICCOLEZZA dell'umanità (nella sua condizione terrestre), della LUCE dell'Amore e delle TENEBRE del peccato. Conviene scrivere simbolicamente queste parole alle estremità della Croce. Così abbiamo la visione più profonda della sintesi di Teresa, inquanto "sposa" tutto il Mistero di Gesù.

La linea verticale , che unisce la GRANDEZZA e la PICCOLEZZA corrisponde al Mistero dell'Incarnazione: è l'unione senza confusione tra la GRANDEZZA della Divinità e la PICCOLEZZA dell'Umanità nella Persona di Gesù (dogma di Calcedonia, nel 451).

La linea orizzontale corrisponde al Mistero della Redenzione: è l'incontro drammatico tra la LUCE dell'Amore e tutte le TENEBRE del Peccato del Mondo, nella Passione e la Risurrezione di Gesù.

Nel Mistero dell'Incarnazione, il Figlio di Dio ha sposato la PICCOLEZZA della nostra Umanità, poi, nel Mistero della Redenzione, egli si è abbassato ancora di più, fino all'estremo, sposando la più grande miseria nostra, prendendo su di sé il nostro peccato nella sua sofferenza e morte. "E' proprio dell'Amore abbassarsi" .

Rispondendo a questo Amore, Teresa ha sposato successivament questi due Misteri dell'Incarnazione e della Redenzione, abbracciando questi estremi di PICCOLEZZA e di GRANDEZZA, di LUCE e di TENEBRE. Infatti, la PICCOLEZZA teresiana è sempre in relazione intima con la GRANDEZZA infinita, e così le profonde TENEBRE che caratterizzano la sua passione sono incontrate dalla più meravigliosa LUCE, la LUCE dell'Amore di Gesù. Teresa comunica al duplice "ammirabile scambio" dell'Incarnazione e della Redenzione: Nell'Incarnazione, Dio è diventato uomo affinché l'uomo diventasse Dio, e poi nella Redenzione, Colui che era senza peccato è per noi diventato peccato affinché noi diventassimo in Lui Giustizia di Dio (cf. II Cor. 5/21).

Dobbiamo vedere questo considerando successivamente tre grandi tappe della vita di Teresa:

I. Teresa vicino al Presepio e vicino alla Croce: una duplice grazia fondatrice (1886-1887).

II. Dalla Professione all'Atto di Offerta (1890-1895).

III. La Passione di Teresa (1896-1897).

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I.  Teresa vicino al Presepio e vicino alla Croce: una duplice grazia fondatrice (1886-1887).

Il primo Manoscritto autobiografico (Manoscritto A), ha comme centro il racconto di una duplice grazia ricevuta da Teresa prima della sua entrata al Carmelo. Questa grazia è una profonda comunione al Mistero dell'Incarnazione nella notte di Natale 1886 e poi una comunione non meno profonda al Mistero della Redenzione nei mesi seguenti. Il racconto di Teresa, perfettamente unificato, mostra come già lo Spirito Santo le fa trovare la sua fondamentale situazione cristologica: vicino al Presepio e vicino alla Croce.

Prima, vicino al Presepio, nel Mistero di Natale, Teresa riceve la grazia che chiama la sua "conversione". Per lei, questa parola significa una nuova e decisiva crescita nella carità, con l'aspetto anche di guarigione psicologica. Ma il racconto mostra come Teresa vive questo comunicando all'Ammirabile scambio dell'Incarnazione:

"Non so come io mi culassi nel pensiero caro di entrare nel Carmelo, trovandomi ancore nelle fasce dell'infanzia! Bisognò che il buon Dio facesse un piccolo miracolo, per farmi crescere in un momento, e questo miracolo lo compì nel giorno indimenticabile di Natale; in quella notte luminosa che rischiara le delizie della Trinità Santa, Gesù, il Bambino piccolo e dolce di un'ora, trasformò la notte dell'anima mia in torrenti di luce. In quella notte nella quale egli si fece debole e sofferente per amor mio, mi rese forte e coraggiosa (...) Fu il 25 dicembre 1886 che ricevetti la grazia di uscire dall'infanzia, in una parola la grazia della mia conversione completa. Tornavamo dalla Messa di mezzanotte durante la quale avevo avuto la felicità di ricevere il Dio forte e potente" .

Così, Gesù è "il Dio forte et potente", infinitamente grande, ma che nel mistero di Natale è diventato debole e piccolo: questo bambino piccolo e povero, avvolto di fasce e deposto nel prosepio. Ed è precisamente nel mistero del suo abbassamento che Gesù fa crescere Teresa. Dio si è fatto uomo perché l'uomo diventi Dio: Ricco, si è fatto povero per arrichirci con la sua povertà (cf. II Cor, 8/9), Grande, si è fatto piccolo per renderci grandi per mezzo della sua piccolezza. Prendendo la debolezza di Teresa, il Figlio di Dio la rende forte con la sua forza, diventando bambino piccolo, la fa crescere; entrando nelle fasce dell'infanzia, libera Teresa da un certo infantilismo che l'imprigionava; diventando debole, la rende forte; nascendo nella notte, la illumina. O ammirabile scambio dell'Incarnazione, al quale Teresa comunica così profondamente!

Ma, Dio si è fatto uomo per salvare l'uomo. L'incarnazione è per la Redenzione, la vita terrestre di Gesù si svolge dal Natale al Calvario. E così, l'Amore di Gesù conduce Teresa dal Presepio alla Croce. Nella parte seguente dello stesso racconto, il punto di partenza è una semplice immagine di Gesù crocifisso, che commuove profondamente la ragazza:

"Fui colpita dal sangue che cadeva da una mano sua divina, provai un dolore grande pensando che quel sangue cadeva a terra senza che alcuno si desse premura di racco¬glierlo; e risolsi di tenermi in ispirito a piè della croce per ricevere la divina rugiada, comprendendo che avrei do¬vuto, in seguito, spargerla sulle anime... Il grido di Gesù sulla croce mi echeggiava continuamente nel cuore: "Ho se¬te!". Queste parole accendevano in me un ardore sconosciuto e vivissimo... Volli dare da bere all'Amato, e mi sentii io stessa divorata dalla sete delle anime" .

Con questa fondamentale risoluzione di "tenersi in spirito ai piedi della Croce", per raccogliere il sangue di Gesù e darlo alle anime, e per dare le stesse anime a Gesù, Teresa entra al cuore dell'altro ammirabile scambio che si verifica nel Mistero della Redenzione. Tenendosi ai piedi della Croce, Teresa si trova con la Vergine Maria, Maria Maddalena, le sante donne del Vangelo e tante sante che lungo la storia della Chiesa hanno vissuto la stessa realtà. Ed è proprio lì, vicino alla Croce, che Maria è diventata Madre dell'uomo redento dal sangue di suo Figlio. Tutte le sante donne che stanno con lei partecipano misteriosamente alla sua maternità. Così, la maternità spirituale di Teresa comincia esattamente con la sua risoluzione di stare vicino alla Croce: Gesù le dà come suo "primo figlio" il criminale Pranzini condannato a morte e ghigliottinato. Mentre la salvezza di questo peccatore impenitente poteva sembrare disperata, Teresa invece afferma "la certezza" della sua speranza riguardo alla sua salvezza: "avrei creduto ciò anche se quegli non si fosse confessato e non avesse dato segno di pentimento, tanta fiducia avevo nella misericordia infinita di Gesù" . Raramente la speranza per un altro è stata espressa con tale forza. Le espressioni più forti sono sottolineate da Teresa stessa.

Pranzini ha semplicement baciato il Crocifisso che gli presentava il cappellano al momento della sua esecuzione. Teresa commenta:

"Non era davanti alle piaghe di Gesù, vedendo cadere il suo Sangue divino, che la sete del¬le anime mi era entrata nel cuore? Volevo dar loro da bere quel Sangue immacolato che avrebbe purificato le loro mac¬chie, e le labbra del "mio primo figlio" andarono a posarsi sulle piaghe sante!!! Quale risposta dolcissima! Ah, dopo quella grazia unica, il mio desiderio di salvare le anime crebbe giorno per giorno; mi pareva udire Gesù che mi di¬cesse, come alla Samaritana: "Dammi da bere". Era un vero scambio di amore; alle anime davo il Sangue di Gesù, e a Gesù offrivo quelle anime stesse rinfrescate dalla ruglada divina; mi pareva così di dissetarlo, e più gli davo da be¬re più la sete della mia povera anima cresceva, ed era quella sete ardente che egli mi dava come la bevanda più deliziosa del suo amore" .

Questo racconto di Teresa ricorda le pagine più belle di santa Caterina da Siena, dove la stessa maternità spirituale è espressa in relazione con il sangue di Gesù e la sua sete in croce.

II.  Dalla Professione all'Atto d'Offerta (1890-1895).

Al Carmelo, suor Teresa di Gesù Bambino e del Santo Volto comunica sempre più profondamente agli stessi Misteri dell'Incarnazione e della Redenzione, fino a diventare pienamente la Sposa di Gesù in questi Misteri. La sponsalità è infatti una delle dimensioni essenziali della spiritualità di Teresa. La riprende a San Giovanni della Croce, ma con un approfondimento nuovo e personale, e tutta la richezza della sua femminilità . Mentre nelle opere del Dottore Mistico, il "Matrimonio spirituale" significa la piena realizzazione della santità, in Teresa di Lisieux è già la semplice realtà della Professione Religiosa, come consacrazione definitiva del cuore all'Amore di Gesù, nella sua dimensione sponsale. Mediante la sua professione, fatta nella festa della Natività di Maria, 8 settembre 1990, Teresa diventa per sempre "la sposa di Gesù" . Lo stesso giorno, scrive anche una importantissima preghiera, indirizzando allo Sposo le domande più smisurate: inseparabilmente il più grande Amore, la più estrema piccolezza e la salvezza di tutti gli uomini:

"O Gesù, mio Sposo divino! (...) non ti domando che la pace, ed anche l'amore, l'amore infinito senza altro limite che te, l'amore per cui non sia più io, ma te, mio Gesù! (...) Che io sia considerata come qualcosa da calpestare, dimenticata come un granellino di sabbia tuo, o Gesù! (...) Gesù, fa che io salvi molte anime, che oggi neppure una sia dannata (...) Gesù, perdonami se dico cose che non si devono dire: io non voglio che rallegrarti e consolarti!" .

Tutte queste domande vanno certo aldilà della comune misura, e esprimono il carattere smisurato della carità, come unico amore del Signore e del Prossimo. Infatti, le domande sono inseparabili poiché l'Amore infinito sarà vissuto nella piccolezza e nella più profonda speranza per la salvezza di tutti. La speranza che riguardava la salvezza di Pranzini si estende adesso a tutti i peccatori, a tutti gli uomini .

 

La lettera del 25 aprile 1893 alla sorella Celina.

Dal punto di vista cronologico, le lettere di Teresa a Celina, sua sorella, sono il primo grande blocco dei suoi scrittil. Scritte tra 1888 e 1894, queste lettere sono un meraviglioso trattato della verginità. Teresa apre veramente il suo cuore, condividendo con la sorella la sua gioia più intima di essere sposa di Gesù, con la certezza che Celina ha ricevuto la stessa chiamata . Il gioiello di questa corrispondenza è una lettera scritta il 25 aprile 1893, che è anche il più importante testo di Teresa sulla piccolezza evangelica.

In questa lettera, Teresa propone a Celina una parabola che inventa a partire da due testi della Sacra Scrittura. Il primo viene dall'Antico Testamento: è la parola dello Sposo nel Cantico dei Cantici: "Io sono il fiore dei campi e il giglio delle convalli" (Ct 2/1). Il secondo è la parola di Gesù alla Samaritana, ne Vangelo di Giovanni: "Dammi da bere" (Gv 4/7). Nella lettura contemplativa di Teresa, come nell'esegisi dei Padri (e di tutti i santi), c'è una risonnanza continua della Sacra Scrittura, tra il Nuovo e l'Antico Testamento. La risonnanza di questi due testi è splendida, poiché lo Sposo del Cantico è il Gesù del Vangelo. La parabola di Teresa è un vero capolavoro di Teologia simbolica; sullo sfondo della simbolica sponsale, la carmelitana sintetizza due simboli: il fiore dei campi e l'acqua che appaga la sete; e lo fa precisamente nella parabola del fiore dei campi che ha sete della gocciolina di rugiada. Il fiore è Gesù nella piccolezza che caratterizza la sua umanità durante tutta la sua vita terrestre. La gocciolina è la sposa di Gesù nella stessa condizione terrestre. Attraverso questa parabola, si vede come Teresa ha "sposato" la piccolezza di Gesù, esattamente come Francesco d'Assisi aveva sposato la sua povertà. Si tratta infatti della stessa realtà, di ciò che santa Chiara chiamava il "privilegio della povertà" e che è il più grande privilegio della vita terrestre: di Gesù Figlio e Sposo, di Maria sua Madre e della Chiesa sua Sposa.

Ciò che viene al primo posto è la piccolezza del Figlio di Dio, che si è fatto piccolo in questo mondo e che chiama la sua sposa ad essergli configurata nelle piccolezza, per essere tutta di lui, tutta in lui:

"Fortunata gocciolina di rigiada, conosciuta solo da Gesù, non fermarti a considerare il corso fragoroso dei fiumi che costituiscono l'ammirazione delle creature, non invidiare neppure il limpido ruscello che serpeggia nelprato. Senza dubbio, il suo mormorio è tanto soave, ma può giungere agli orecchi delle creature, e poi il calice del Fiore dei campi non lo potrebbe contenere. Non può essere per Gesù solo. Per appartenere a lui, bisogna essere piccoli, piccoli come una goccia di rugiada" .

Per esprimere la piccolezza, questo simbolo del fiore dei campi è molto più ricco di quello dell'infanzia. Gesù fiore dei campi non è solo Gesù bambino, ma in tutti i Misteri della sua vita terrestre, nello stato di kenosi. Allo stesso modo, il simbolo della gocciolina di rugiada nel calice del fiore dei campi è più profondo di quello che Teresa userà a partire dal 1894: il bambino piccolo nelle braccia di Gesù. Infatti, il simbolo della gocciolina di rugiada mostra più chiaramente come la piccolezza teresiana è la più intima comunione con la piccolezza di Gesù fiore. Bisogna riscoprire la simbolica dei fiori, fondamentale in Teresa per esprimere il mistero della piccolezza, una simbolica che viene dalla Sacra Scrittura, e specialmente dal Vangelo .

La sposa deve dunque diventare così piccola per essere tutta di Gesù, per lui solo. La piccolezza è il luogo fondamentale del matrimonio spirituale, di questa perfetta somiglianza tra lo Sposo e la sposa nell'amore reciproco. E' l'amore verginale di Gesù sposo, di Gesù solo, senza nessuna divisione del cuore.

Ma il grande paradosso, espresso nelle lettera seguente, è che questa gocciolina di rugiada è allo stesso tempo "l'oceano" del fiore dei campi, "l'oceano di Gesù" ; perché è tutta l'acqua che può contenere, che lo colma, che gli basta. Come la vedova povera del vangelo, non ha niente, ma dà tutto, poiché amare non significa dare molto (come i ricchi), ma dare tutto. "Amare è dare tutto e dare se stesso", scriverà Teresa . Nello stesso senso, un'altra giovane santa, quasi contemporanea di Teresa, la "povera Gemma" potrà dire: "Io basto a Gesù" .

Come Francesco e Chiara non si sono mai allontanati dalla povertà di Gesù e di Maria, così Teresa non si allontanerà mai dalla loro piccolezza, ma penetrerà sempre più nella sua profondità: "la gocciolina di rugiada cala più a fondo nel calice del Fiore dei campi" .

Paradossalmente, è la comunione sempre più profonda con la piccolezza di Gesù che conduce Teresa a comunicare alla sua grandezza infinità.

 

L'Offerta all'Amore Misericordioso

Offrendosi all'Amore Misericordioso il 9 giugno 1895, Teresa sposa la grandezza di Gesù nella sua Divinità, nel Mistero della Trinità. L'Atto d'Offerta, e il suo commento nelle ultime pagine del Manoscritto A rivelano la più alta esperienza di Dio Trinità, ma sempre "per Cristo, con Cristo e in Cristo". Teresa scopre allora tutta la dimensione trinitaria del suo cristocentrismo, il carattere trinitario dell'Amore di Gesù.

A questo proposito, bisogna ricordare che Teresa di Lisieux non è solo una carmelitana teresiana, figlia di Teresa d'Avila e di Giovanni della Croce, ma è anche una carmelitana francese, cioè berulliana. L'influsso della spiritualità cristocentrica del Cardinale de Bérulle, fondatore della "Scuola Francese" è evidente in Teresa, come nella sua contemporanea Elisabetta della Trinità. Si tratta di un cristocentrismo trinitario, teocentrico, che corrisponde esattamente al Simbolo di Nicea Costantinopoli e alla visione dei più antichi Padri della Chiesa. Nel secondo articolo del simbolo, infatti, il Nome di Gesù significa tutto il Mistero del Figlio "nato dal Padre" come Dio, e nato da Maria, come uomo. Lo stesso nome di Gesù significa allo stesso tempo il Mistero del Figlio nella Trinità "uno della Trinità", e tutti i Misteri della sua umanità, dall'Incarnazione al Mistero Pasquale. Così, il simbolo non parla della Trinità e di Cristo, ma ci presenta Cristo nella Trinità, al centro della Trinità, tra il Padre (primo articolo) e lo Spirito Santo (terzo articolo). Il nome di Gesù, usato circa 1600 volte negli scritti di Teresa, ha sempre questo significato più ampio. Non significa principalmente la "Santa Umanità", come in santa Teresa d'Avila , ma piuttosto la Divinità unita alla santa Umanità nella persona del Figlio, Verbo Incarnato. Il Nome di Gesù è per Teresina anzitutto un Nome divino, e spesso, nei suoi scritti Teresa usa come sinonimi il Nome di Dio e il Nome di Gesù. Questo si vede specialmente nelle espressioni: "O mio Dio", "o mio Gesù". Certo, qualche volta la parola "Dio" significa tutta la Trinità o il Padre, o lo Spirito santo, ma nella grande maggioranza dei testi, si tratta di Gesù.

In questa prospettiva, basta amare Gesù per vivere in tutta le comunione trinitaria. Teresa esprime questo nel modo più luminoso in tre versi della sua poesia "Vivere d'Amore":

            "Ah tu lo sai, Divin Gesù Ti amo,

            Lo Spirito d'Amore m'incendia del suo Fuoco

            AmandoTi attiro il Padre" .

Allo stesso modo, l'Offerta all'Amore Misericordioso è offerta all'Amore di Gesù, nella Trinità. Il racconto del Manoscritto A comincia con queste parole solenni: "Quest'anno, il 9 giugno, festa della Santissima Trinità, ho ricevuto la grazia di capire più che mai quanto Gesù desidera di essere amato" . Si tratta sempre per Teresa di "Amare Gesù e di farLo amare".

Sposando così la grandezza divina di Gesù, Teresa sperimenta la comunione delle Tre Persone, ma sperimenta anche il Mistero della loro adorabile Divinità, di questa unica e semplice Essenza o Natura divina, intimamente unita alla natura umana di Gesù, poiché "in Lui abita corporalmente tutta la pienezza della Divinità" (Col. 2/9). La Divinità risplende attraverso tutti gli attributi divini, attributi che Teresa contempla attraverso quello della Misericordia:

"A me, Egli ha dato la sua Misericordia infinita, attraverso essa contemplo e adoro le altre perfezioni divine. Allora tutte mi appaiono raggianti di Amore, la Giustizia stessa (e forse ancor più che qualsiasi altra) mi sembra rivestita d'Amore" .

Così, Teresa riceve il dono della Misericordia infinita. Offrendosi totalmente, come "vittima d'olocausto", riceve allo stesso tempo in se "i fiumi di tenerezza infinita", cioè il Dono dello Spirito Santo che il Padre ci offre attraverso il Cuore di Gesù . In questo senso, può scrivere alla sua priora: "lei sa quali fiumi, o piuttosto quali oceani di grazie, inondarono l'anima mia" .

Si compie dunque un ammirabile scambio, scambio di Amore tra Gesù e Teresa, scambio tra la Grandezza e la Piccolezza. Gesù dà l'infinita grandezza del suo Amore (simboleggiata dall'oceano) a Teresa che si era donata totalmente a lui, sposando la sua piccolezza, faccendosi piccola come la gocciolina di rugiada. Come Maria, Teresa rimane sempre piccola, ma è precisamente nella sua piccolezza che può anche "contenere Gesù, l'oceano dell'Amore".

 

III.  La Passione di Teresa (1896-1897).

Rimanendo sempre fedele alla sua decisione di "tenersi in spirito ai piedi della Croce", Teresa comunica sempre più profondamente al Mistero della Redenzione, a questo altro "ammirabile scambio" tra la vita e la morte, la luce e le tenebre, che si è compiuto una volta per sempre nella Passione e Risurrezione di Gesù.

Questa comunione diventa piena a partire dalla Pasqua del 1896, quando Teresa entra nella sua Passione. Teresa diventa allora sposa di Gesù crocifisso, partecipando alla sua sofferenza redentrice nel suo corpo e nella sua anima. A questo momento comincia infatti la malattia che la porterà alla morte attraverso grandi sofferenze fisiche, ma comincia anche la tremenda sofferenza spirituale della "prova contro la fede" che durerà fino all'ora della sua morte.

Per capire la profondità della passione di Teresa, bisogna contemplare la Passione redentrice di Gesù come incontro definitivo tra la Luce dell'Amore e le tenebre del peccato, tra l'infinità dell'Amore e l'immensità del peccato del mondo. Ammirabile e terribile scambio nel quale "Colui che non aveva conosciuto il peccato è diventato per noi peccato affinché noi diventassimo in Lui Giustizia di Dio" (cf II Cor. 5/21). Così, nel Getsemani, accettando di bere il calice (cf Mt 26/46), Gesù ha realmente preso nel suo Cuore, nella sua anima, la totalità delle tenebre del peccato. L'incontro più profondo tra la Luce e le tenebre si è dunque svolto nel Cuore di Gesù, e le tenebre non hanno mai spento la Luce, ma sono state definitivamente vinte dalla Luce. Teresa afferma chiaramente questo: nella sua agonia, Gesù era immerso nella più profonda di tutte le sofferenze, e allo stesso tempo godeva della Visione beatifica . Come san Tommaso d'Aquino e santa Caterina da Siena, la carmelitana di Lisieux tiene il più grande paradosso cristologico: Nella sua Passione, Gesù era allo stesso tempo "Beato e Doloroso" . La Croce tanto dolorosa è ache croce gloriosa.

Teresa comunica intimamente a questo mistero doloroso, ma già glorioso della Redenzione. Tenendosi così vicina alla Croce di Gesù, condivide la più profonda sofferenza di Maria come prova estrema della sua fede, "kenosi della fede", secondo l'espressione tanto forte di Giovanni Paolo II . Per Maria come per Teresa, questa espressione non significa il crollo della fede, ma al contrario la fede più forte, più eroica, che tiene nel massimo della prova, fede unita alla speranza, e sopratutto sostenuta dalla carità. Non c'è nessun dolorismo perché la sofferenza è interamente vissuta nell'Amore. La gioia rimane presente, ed è proprio in questo periodo di passione che Teresa dà la più bella espressione della sua gioia: "Gesù, la mia gioia è di amarti" .

I due ultimi Manoscritti autobiografici di Teresa, Manoscritto B e Manoscritto C, mostrano al cuore della sofferenza tutto lo splendore del più grande amore, amore di Gesù e dei fratelli.    La prima parte del Manoscritto C contiene la più completa descrizione di questa "kenosi della fede" . Senza perdere la fede, senza la più minima mancanza di fede, ma rinnovando sempre l'atto di fede, Teresa porta realmente nel suo cuore le tenebre del peccato contro la fede. Si sente sorella dei non credenti e degli atei del mondo moderno, "seduta alla loro tavola", pregando con piena fiducia per la loro salvezza. Così, vivendo nella clausura, la carmelitana si trova al cuore del mondo moderno e del suo dramma spirituale. Patrona delle missioni, è specialmente presente a questa nuova forma di missione che consiste a raggiungere la parte decristianizzata del mondo.

Le ultime pagine del Manoscritto C mostrano lo splendore dell'Amore vissuto in questa kenosi della fede , ma l'espressione meravigliosa di questo Amore si trova nel Manoscritto B che è il capolavoro di Teresa. E' una lunga preghiera a Gesù, scritta l'8 settembre 1896, sesto anniversario della sua professione. Allora, il continuo atto di Amore: "Gesù Ti amo", si dilata all'infinito, abbracciando il Cielo e la Terra, la santità di tutti i santi, e tutte le vocazioni in tutti i tempi e in tutti i luoghi. Questo è proprio l'Amore infinito che Teresa aveva chiesto a Gesù sei anni prima. Adesso lo riceve e lo scopre nel Cuore della Chiesa, cuore sempre ardente d'Amore, poiché contiene sempre il Fuoco dello Spirito Santo, dato da Gesù risorto il giorno della Pentecoste:

"Capii che l'amore racchiude tutte le vocazioni, che l'amore è tutto, che abbraccia tutti i tempi e tutti i luoghi, in una parola che è eterno.

Allora, nell'eccesso della mia gioia delirante, esclamai: Gesù, Amore mio, la mia vocazione l'ho trovata finalmente, la mia vocazione è l'amore!

Sì, ho trovato il mio posto nella Chiesa, e questo posto Dio mio, me l'avete dato voi! nel cuore della Chiesa mia Madre, io sarò l'amore. Così sarò tutto" .

Teresa è morta il 30 settembre 1897, dicendo "Mio Dio vi amo". Queste ultime parole erano indirizzate a Gesù: la santa guardava il crocifisso che stringeva nelle sue mani. Esprimevano dunque ciò che aveva animato tutta la sua vita, il semplice atto di Amore: "Gesù ti Amo".

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SOMMARIO: Teresa di Lisieux aveva scritto sul muro della sua cella: "Gesù è il mio unico Amore". Queste semplici parole sono il riassunto di tutto ciò che lo Spirito Santo ha scritto nel suo cuore, di tutto ciò che lei ha espresso nei suoi scritti. E' l'interpretazione cristologica dell'affermazione centrale della Rivelazione: "Dio è Amore" (I Gv 4/8). Tutta la dottrina spirituale di Teresa riguarda il Mistero di Dio Amore, vissuto e contemplato nella comunione con Gesù. E' una dottrina tanto ricca e profonda che si parla oggi, in tutto il mondo, di dare alla piccola santa il titolo di Dottore della Chiesa.

 

AUTOR: Fr. François-Marie Léthel OCD

 

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